OGGI NUOVO MOLISE

Il personaggio dell'estate 2000

 

Molisano, 36 anni, dura e faticosa gavetta alle spalle ed oggi il meritato successo nella fiction di canale 5 "Sei forte maestro"

Maurizio Santilli, il "bidello "di casa nostra

Il 4 settembre sarà alla Mostra del Cinema di Venezia con il film "Il partigiano Jonny"

E' uno degli attori del momento. Venafrano verace, con anni ed anni di dura gavetta sulle spalle. Un artista poliedrico, capace di calare la scena teatrale da protagonista o di recitare film ai massimi livelli. Oppure di improvvisare in mezzo al pubblico e di fare la fiction televisiva, con l'ultima fatica "Sei Forte Maestro", un ruolo da protagonista. Maurizio Santilli a 36 anni si gode un meritato successo. E tra un appuntamento e l'altro di lavoro, Nuovo Molise è riuscito ad intervistarlo.

Stai ancora girando "Sei forte maestro", dove fai il bidello Tito. Un ruolo da protagonista, in una fiction che sta ottenendo in prima serata su canale 5 un successo senza precedenti. Cosa ti ha dato questa nuova esperienza?

"Non mi era mai capitato di lavorare così intensamente per oltre sette mesi. Pensando anche che le riprese di un film durano un mese, un mese e mezzo. Si è costretti a sopportare un grande sforzo fisico e mentale". Quali sono gli orari di ripresa? "Si lavora dalle otto di mattina alle otto di sera. Spesso con una gestione psicofisica da atleta e poche ore di sonno. Con un recupero fisico molto breve. Per fortuna che Terni, dove giriamo, è una città molto tranquilla, rilassante. Ed il risultato è stato molto appagante". Come vanno gli ascolti? "Facciamo share molto alti (ndr. Una media del 21 per cento), con oltre di 4 milioni di telespettatori. In questo periodo è tantissimo, considerato che d'estate la metà degli italiani non vede la televisione".

Ci puoi raccontare un aneddoto di lavoro?

"Si, un episodio davvero simpatico. Il mio collega Fabio Ferrari, che è uno dei maestri nella fiction, durante il Festival di Spoleto è stato "scambiato" per me. Lì ho capito che nell'immaginario collettivo qualcosa era successo. Ferrari mi ha telefonato per dirmelo, ridendoci su. Un altro aneddoto è ancora più "forte". Il figlio di un mio amico, vedendomi alla processione di S. Nicandro ha detto rivolto al papà "Babbo c'è il bidello appresso alla processione". Il piccolino non sapeva che ero di Venafro. E dulcis in fundo, molta gente mi ferma per strada e mi riconosce. La televisione è un amplificatore straordinario, il mezzo in assoluto che ti dà la più alta popolarità".

E' vero che hai girato un film importante?

E' Il Partigiano Jonny, che esce tra poco e che il 4 settembre concorre alla Mostra del Cinema di Venezia. Ho girato anche un altro film importante con Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, il cui titolo "Babbo Morto" sarà sicuramente cambiato (ndr. Esigenza venuta dopo la morte del grande Gassman)". Come stanno andando le recite estive? "Ho uno spettacolo nuovo che porto in giro: "Centrosud, isole comprese". Di che si tratta? "Mettere in evidenza le tipiche comicità del centro sud. Adesso sto facendo una ricerca sulle posture e sulla fisiognomica, la scienza che studia gli atteggiamenti ed i caratteri della gente. Se un popolo si racconta in un certo modo, dietro c'è sempre un forte retaggio storico e culturale". E nel Molise? "I dialetti dell'interno sono più duri rispetto alla costa. I dialetti di mare sono più musicali (veneziano, napoletano, genovese) rispetto a noi (interno). E' questo un filone che sto studiando da anni, approfondendo anche il rapporto tra parola e corpo. Tutte cose che possono fare la storia di un popolo. E' un discorso per me molto stimolante e profondo".

Quale dialetto ha scoperto essere molto interessante?

"Il pescarese. Un dialetto inesplorato, ancora non capito per la sua naturale comicità e cadenza. Credo che sarà riscoperto nei prossimi anni a venire". Che periodo vivono gli attori in Italia? "Secondo me, soprattutto in questi ultimi anni, sta venendo fuori un'ottima generazione. Tutti veniamo da una gavette "romana", che è un'autentica palestra di teatro e di cabaret".

Può essere più preciso?

"Io mi sono trovato a fare una serata in Grecia, per un'azienda italiana, in un porto nell'isola di Keos. Un impresario milanese mi ha invitato a fare uno spettacolo molto bello. E mi ripeteva: "Mi ero sempre rivolto al mercato milanese, ma negli ultimi tre anni attingo all'ambiente romano, che ha maggiore capacità di far ridere". Ecco il segreto: noi meridionali siamo temperati da un pubblico molto esigente (napoletano e romano), eppoi non bisogna mai dimenticare che la comicità resta soprattutto mimica, facciale e fisicità. Rispetto all'intellettualità, la comicità è figlia di come sei. Poi se dici delle cose intelligenti, molto meglio. Diffido molto dai ragionamenti teorici. Questo è un mestiere molto pratico, devi colpire la fantasia e non essere uguale ad un altro. Noi abbiamo in giro molte tipologie di gente che fa ridere. Possiamo attingere direttamente dalla strada, dove abbiamo dei potenziali concorrenti".

Che sensazioni sta vivendo, ora che è arrivato il grande successo?

"Ho più di 15 anni di carriera sulle spalle. Adesso sento tutto il mestiere addosso, con tanti anni di gavetta. Gli anni d'esperienza te li porti dentro e ti premiano. Ho solo raccolto i frutti, figli di una lunga semina artistica. Ma io non mi sento ancora arrivato e continuo a studiare. Le cose che sto facendo sono arrivate dopo anni ed anni di provini. Di umile fatica. Ho ancora da imparare".