OGGI NUOVO MOLISE

 Faccia a faccia con Maurizio Santilli, attore venafrano, allievo di Enzo Guarini

"La vera cultura? La gente, i posti, gli incontri"

Il suo punto di forza è la spontaneità. In autunno sarà in Tv con Luca Barbareschi

di Maria Rossi

Dall'83 ad oggi un crescendo di affermazioni e di successi accompagna la carriera di attore di Maurizio Santilli. A Venafro, sua città di nascita e dove torna spesso per legami di famiglia e di affetti, dai tempi del liceo, quando si divertiva e faceva divertire con le sue imitazioni, era ben chiaro dentro di lui il suo tragitto di uomo di spettacolo ("già lo sapevo e ci credevo; il sogno, infatti, è diventato realtà"). Maurizio Santilli inizia con due trasmissioni televisive della Rai e dopo la laurea in scienze politiche si trasferisce stabilmente a Roma. Ha partecipato a trasmissioni quali Unomattina, Carramba che sorpresa, a sceneggiati come Linda e il brigadiere, Il mastino, ha girato fortunate pubblicità raggiungendo una grande notorietà, ha lavorato come doppiatore per la serie Beverly Hills. Ma il suo vero, grande amore è il cabaret e considera un grande maestro Enzo Guarini ("è stato per me una figura paternalistica, carismatica, affettuosissima, mi ha insegnato come muovermi nel mondo dello spettacolo"). E la lezione Maurizio Santilli l'ha fatta sua da anni e si vede chiaramente la preparazione frutto di "una semina teatrale" di anni di studio e di contatto con il pubblico anche perché "la vera cultura sono i posti, la gente, gli incontri che fanno la mia crescita individuale". La sua autenticità, la sua spontaneità la si può cogliere negli spettacoli in piazze e locali, quando recita e trascina il pubblico in un divertimento totale "quando cadono le maschere e per un po' si è sé stessi, liberi di divertirsi e di giocare ironicamente". Anche fuori scena Santilli è spontaneo e immediato ("mi sento molto incollato a me stesso e considero una missione il mio lavoro perché spingo le persone ad essere se stesse, a togliersi la maschera della convenzione in un atto di disinibizione"). Chi assiste a un solo monologo, in realtà, non può fare a meno di divertirsi alle sue battute senza tregua, alla sua capacità mimica e di linguaggio che rivisita i dialetti di tante regioni. Come afferma Maurizio Santilli tutte le esperienze, teatro, cabaret, Tv, cinema, doppiaggio contribuiscono, anche se per processi diversi, a costruire l'attore che a volte si può trovare di fronte a serate quasi impossibili ma che riesce, con grande bravura, a trasformare in un successo. Proprio per la fine di agosto a Roma si terrà la proiezione - presentazione del suo ultimo film "Dio c'è", per la regia di Alfredo Arciero. Santilli è coprotagonista in una storia tragico - comica sulle nevrosi metropolitane della coppia moderna in un cast di giovani attori di sicura affermazione. Un attore eclettico, dunque, Santilli che passa dal cabaret al cinema, due grosse emozioni completamente diverse ("la magia coinvolgente del pubblico e il set freddo dove sei solo a tirare fuori le tue emozioni"). E il '98 sicuramente è un anno importante per l'attore molisano che ha con la sua regione un rapporto di odio - amore ("devi andare via per trovare la tua strada ma torni sempre anche se poi trovi che tutto è come prima"). In autunno Maurizio Santilli sarà, con Luca Barbareschi, tra gli interpreti della seconda serie della fiction "Trenta righe per un delitto" e, chissà, un giorno forse farà anche l'operetta ("è l'unica cosa che ancora mi manca.....").

   

 

OGGI NUOVO MOLISE

Una star tutta venafrana

Intervista "sopra le righe" a Maurizio Santilli, giovane attore emergente

 

Il sogno s'avvera dopo 10 anni

In sala con "Dio c'è", ed è già successo di critica

di Mario Lepore

 

ESATTAMENTE dieci anni fa, il 10 ottobre 1988, Maurizio Santilli lasciava Vanafro per seguire il suo sogno. Diventare un attore. Oggi Maurizio Santilli è tornato alla grande, come attore protagonista di un film importante, che ha aperto venerdì sera la stagione cinematografica del cinema "Otto e 1/2" di Isernia. "Dio c'è", questo il titolo del film, che sta già ottenendo un buon successo di critica e di pubblico. Un film intelligente, piacevole, elegante. Che tratta delle nevrosi giovanili e dei problemi di inserimento di un giovane laureato, un pò strambo ma tanto, tanto idealista. Una specie di "sopravvissuto", in questa nostra epoca che macina tutto, persino le illusioni. A Maurizio Santilli, giovane artista venafrano emergente, "Nuovo Molise" vuol dedicare uno spazio ma, consentitecelo, un po' fuori dagli schemi.

Cosa ci racconta di quest'esperienza cinematografica?

"La cosa più importante è che faccio parte di un cast giovane, con un'idea giovane, espressa da un giovane regista. Un film nuovo e non banale. Con attori non riciclati da certe situazioni o compromessi di mercato. Un film che non ha padrini ed è interessante perché rispecchia una generazione di giovani trentenni, che provengono dalla gavetta teatrale. E' un film meritocratico, con ruoli assegnati dopo provino. Cosa che succede di rado". Poi Maurizio  traccia un piccolissimo bilancio artistico della sua carriera." Dopo dieci anni ritorno qui, nella mia terra, con un film importante. Ed è la mia prima esperienza cinematografica come coprotragonista".

Hai mai fatto molto teatro, da cui recentemente sei passato al cinema. Quale differenza hai colto tra i due modi di recitare?

"Il teatro ha il calore del pubblico, il cinema è freddo. Il cinema è un'altra cosa. Mi ricordo una battuta di Mastroianni, che diceva 'per fare teatro ci vuole la testa, per fare il cinema ci vuole il fisico. Dodici ore di fatica, perché si gira dalle otto del mattino alle otto di sera".

La tua impressione sulla prima di Isernia (ndr: alla prima è intervenuto anche Riccardo Rossi, protagonista del film. Assente il regista Alfredo Arciero per seri motivi familiari).

"Sono molto contento. Non è facile mettere insieme 250 persone in sala, di questi tempi. Con il caldo e con mille appuntamenti concomitanti. Si spera che il film abbia un grosso successo, una volta che entrerà nel circuito. Devo dire che è stato accolto benissimo. E non è solo il pubblico ad applaudire, ma anche la critica. Il film prossimamente sarà in concorso al Festival Internazionale di Pescara".

Dieci anni di carriera....

"Non mi sembra vero. Sono passato attraverso varie esperienze. La difficoltà dell'attore è far marciare la qualità con la quantità. É stato tutto così faticoso. Ma anche così aspettato perché "ci credevi". Ho costruito tutto con le mie mani, non mi ha regalato niente nessuno".

E il tuo futuro?

"La maturità dell'uomo è vivere fino in fondo il presente. Il futuro? Chi vò Crist' ch' si pregh. Ed è questo in fondo il messaggio del film "Dio c'è". Un'intervista chiusa a cerchio, con una tipica espressione venafrana, praticamente intraducibile. La città può essere orgogliosa di questo suo figlio emigrante. Dell'unico attore molisano che sta calcando le scene con successo. Una lezione per tutti  e soprattutto per i giovani.